Nouvelles



Diario palermitano

Lo scrivo com'è la Sicilia : a frammenti.
La lettrice spirituale risponderà : “si, a pezzi !”.
è sarebbe anche giusto, no ?, ma positivamente.
Le rovine della valle dei templi
le maioliche di Caltagirone
le rocce delle coste
l'Etna e gli ammassi di lava

Sull'aereo leggo Plexus di Henry Miller, che cita (mise en abyme) Elie Faure. Di memoria, qualcosa come : solo a chi non sa costruire il suo presente fanno schifo le rovine.

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Lo scrivo in italiano, benché sono Francese e che l'italiano, lo conosco male. Se avessi potuto farlo, l'avrei scritto in palermitano. Un giorno magari...

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Niente mangiato da ieri. Alzato in ritardo, con la gueule de bois, non perdo l'aereo solo perché anche lui è in ritardo. Mi piace questo inizio. A Palermo dunque la prima cosa che faccio è di digustare uno splendido bobuloso-globuloso arancino al ragù, con una golosità minuziosa. Niente male.
Fa caldo, per fortuna, e appoggiato al banco, con la tv italiana e i versi dei bicchieri, aguzzo la vista per divorare le Siciliane. Peccato che non si puo più fumare : con il caffé, ci vuole la cigaretta.
Cigaretta delle gambe lungue, allungate da qualche tacco nero, e l'arancino dei seni – o della chiappa.
Politeama. Via Roma. Passo davanti il “Grand Hôtel et des palmes” dove, l'ho saputo qualche settima fa, Raymond Roussel ingurgitò barbiturici. Niente targa. Il sucidio, anche dei geni, non da buona pubblicita. Peccato. L'immagino bene con la sua panietta in testa e un costume bianco lindo, dei baffi 1900, andare a passi via Roma, scrutare qualche palmetto e delle belle principesse palermitane, tornare nella sua camera, scrivere qualche verso su un limone pendito al rame, prima di sdraiarsi, bevendo il veleno...
Grand Hôtel et des palmes... specie d'endiadi poetico – assurdo.

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Ritrovo alla Vucciria, davanti la Taverna Azzura, Olivier. Prosecco in mano, issato sul gradino più alto del bar, osserva con l'occhio blu l'orrizonte della via Casella. Capricorno, lo è, si sente subito. Ci salutiamo affettuosamente, e mi presenta a qualche conoscenza sua. Per ora, la strada non è affollata, e si puo ancora chiacchierare tranquillamente. Mi dicono che, due settimane fa, è morto ***. Non lo conoscevo, una volta o due l'ho salutato, pero mai abbiamo stretto conoscenza. Con il scirocco e la canna che mi passano, l'ambiente risulta strana. Mi sembra ritrovare un mondo che non avevo mai lasciato, una mia vita nella mia vita, la gente è la stessa che le altre volte che sono venuto, magari un po' più pulita solo, il bar lo stesso, l'odore di Palermo uguale, come un cocon, il nido palermitano, anzi l'eterno bozzolo palermitano, il kaleidoscopo delle rovine colorate di piazza Garofalo, lo zibino della Taverna, le sciale fugose su dei nienti che mi divertono prima di anoiarmi. Ora e più tardi, non mi piace come parlano del morte (solo Olivier tace), ne parlano male – non che si dice delle cose brutte, anzi !, ma mi sembrano cose sbagliate... come calpestessero la sua carne. Non capisco bene quel mio disagio, e rifletterci mi dà l'angoscia. Uno sforzo mentale smisurato. Strano... Mi dico solo che non vorrei che la gente parla su di me dopo la mia morte. Vorrei morire sconosciuto, o piuttosto (perché famoso lo vorrei anche essere) che la gente non sappia mai che sono morto. Sparire, svanire. Come Henry Gimes. Olivier mi offre un bicchiere di vino ; stasera, dice, ha invitato gente per cena. Pasta al carcioffo e amaro.

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Il soggetto preferito degli italiani porta sul problema italiano. Quale problema ? È appunto l'argomento. Nel mezzogiorno, peggio che al norde. Al norde si puo sentire che è il problema è il mezzogiorno. Al sud si dice che è sia il governo, sia il popolo.
… Di problemi, vero, ci sono, ma come dapertutto. La propensione di chiaccheriane senza tregua su questi problemi, invece, è sproporzionata.

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Siciliane.
Abondante, anche magre.

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Ci ritroviamo in un atelier. Aperitivo e presentazione delle opere. Specie di vernissage.
A Palermo, tutti artisti. Non conosco una città cosi folta di artisti. O meglio : di gente che crea. Perché questa postura di artistà da fastidio. Poi quando cominciano loro a criticare la postura di artistà degli altri, non si puo più sentire !
Rimango con lei.
Cibo e pietre. Manger des pierres.
Devo tornare in Francia. Mi dico che sarebbe bello tornare a Palermo, e per un anno o due, impregnarsi di questa ambiente ricca. Un movimento totale, tellurico, efemerio, generoso, un movimento che potrebbe chiamarsi “Risurgenza” e trovare qui un primo balbetamento.